Caviglia
Patologie della Caviglia
a) Distorsioni
La maggior parte delle distorsioni della caviglia avvengono quando il piede è improvvisamente ruotato all’interno (lesione da inversione) e vengono lesionati i legamenti della parte esterna della caviglia.
Le Lesioni dei legamenti della parte interna sono molto più rare dato che è improbabile che il piede ruoti all’esterno e anche perché i legamenti della parte interna sono molto più robusti.
A seconda della gravità della distorsione e il numero dei legamenti lesionati, si distinguono tre tipi di lesioni:
Grado 1 (distorsione lieve): in questo caso si verifica solo un allungamento o una parziale lesione del legamento peroneo astragalico anteriore.
Il dolore e la tumefazione sono modesti e il recupero in genere è rapido: solo pochi giorni.
Grado 2 (distorsione di media gravità): in questo caso oltre alla lesione del legamento peroneo astragalico anteriore si lede anche il peroneo astragalico posteriore.
C’è dolore e tumefazione, non è possibile deambulare caricando sul piede.
Grado 3 (distorsione di grado elevato): i legamenti lesionati sono tre: oltre ai due sopraelencati si associa anche il peroneo calcaneale.
Tale tipo di lesione comporta marcata tumefazione, dolore vivo.
Se la lesione interessa solo un legamento la instabilità è modesta e recupera in tempi brevi. Se la lesione interessa due o più legamenti l’instabilità può essere accentuata.
Nella distorsione si ledono anche le terminazioni nervose che innervano i legamenti.
Tali terminazioni nervose garantiscono la “propriocettività” o senso di posizione dell’articolazione, informando il nostro cervello dove è posizionato il piede nello spazio.
Nel processo di cicatrizzazione / guarigione è importante “ri-allenare” i legamenti a recuperare la loro connessione nervosa e quindi la propriocettività che è indispensabile per la stabilità della caviglia e del piede.
Terapia
Le distorsioni di caviglia in passato venivano spesso trattate con l’immobilizzazione in gesso per molte settimane. Si è visto che ciò è controproducente per un processo di guarigione corretto.
Quando il tessuto collageno (che è il tipo di tessuto di cui sono costituiti i tendini) è immobilizzato a lungo le sue fibre si cicatrizzano in modo disordinato. Tale cicatrice risulta debole dato che il tessuto non ha avuto il normale movimento e gli stimoli idonei alla sua nutrizione e organizzazione.
Le fibre nervose hanno difficoltà a ristabilire il senso di propriocettività dell’articolazione.
Il risultato di tale processo è l’alta incidenza di instabilità croniche: il paziente riferisce che la sua caviglia “va spesso fuori posto” per frequenti distorsioni.
Date queste premesse oggigiorno si preferisce, per quanto concesso, ridare presto movimento all’articolazione.
Il programma di terapia per le distorsioni di caviglia prevede:
- ghiaccio
- stabilizzazione
- mobilizzazione precoce
- allenamento propriocettivo e di rinforzo
Le fasi e i tempi di recupero variano a seconda del tipo di lesione. Per le lesioni di medio e alto grado ( 2 e 3) si procede in genere con una immobilizzazione amovibile ( esistono cavigliere con stabilizzatori gonfiabili, tipo Aircast).
Importante, nei primi giorni mantenere l’arto elevato e mettere ghiaccio.
Il movimento, aiutato dal Fisioterapista, si può iniziare molto precocemente: identificando bene quali strutture sono state danneggiate si deve eseguire la mobilizzazione in quegli archi di movimento che sono sicuri.
Tale movimento guidato produce uno stimolo benefico alle fibre del legamento che evita una cicatrizzazione con deformità delle fibre stesse.
Oltre alla mobilizzazione, essenziali sono gli esercizi per recupero precoce della propriocettiva: mantenere l’equilibrio sulla sola gamba, anche ad occhi chiusi è una delle metodiche per ottenere tale risultato.
Con il procedere del recupero si devono inserire esercizi di rinforzo muscolare. I muscoli che devono essere allenati sono il Soleo e il Gastrocnemio, i muscoli cioè che formano il polpaccio.
Per le lesioni di 3° grado il recupero completo può essere tuttavia lungo, a volte occorrono 2 mesi per la ripresa dell’attività sportiva.
Patologie del Tendine d’Achille
Come è fatto il Tendine di Achille? E perché si degenera o si lesiona?
Si tratta di un grosso tendine formato da due gruppi muscolari: il muscolo Gastrocnemio e il muscolo Soleo.
Il muscolo Gastrocnemio, formato da due ventri muscolari detti Gemelli, prende origine dalla parte finale del femore, nella zona detta dei condili, mentre il Soleo origina dalla parte posteriore della tibia.
Questi tre gruppi muscolari (tutto il complesso si chiama anche Tricipite Surale) si riuniscono in un unico tendine che si inserisce al calcagno.
Ci sono due motivi che rendono questo tendine “delicato” e quindi soggetto a infiammazioni, degenerazioni o rotture.
Il primo motivo è rappresentato dalla scarsa vascolarizzazione di tale zona: il tendine cioè è poco “nutrito” dai vasi sanguigni,quindi più soggetto a lesioni.
Il secondo motivo è che le fibre che costituiscono il tendine, che potete immaginare come le fibre che costituiscono una grossa corda, non sono parallele lungo tutto il loro decorso, ma sono ruotate lateralmente verso il loro punto di inserzione al calcagno. Si pensa che tale decorso “ruotato” possa essere un fattore predisponente alle lesioni.
® Eccessiva pronazione del piede
® Retropiede varo
® Avampiede varo
® Retrazione del tendine per eccessiva tensione
® Tibia vara
Nel caso di sportivi, soprattutto podisti, si possono verificare alcune situazioni che portano alla infiammazione:
® Aumento dei chilometri in allenamento
® Una sessione di allenamento più impegnativa
® Aumento della intensità degli allenamenti
® Corsa in salita
® Ripresa dell’attività dopo lungo periodo di sosta
Terapia delle Tendiniti/ Peritendiniti
FASE ACUTA
In queste fasi il trattamento consiste in:
- ghiaccio
- riposo
- arto elevato
- antinfiammatori
- eventuale trattamento con Ultrasuoni o Laser
FASE CRONICA
Il trattamento in questi casi è più complesso dato che tali situazioni non sono facili da curare anche perché spesso il tendine non è solo infiammato ma presenta già zone di lesione parziale con necrosi delle fibre con aree nelle quali si verifica un tentativo di cicatrizzazione e conseguente formazione di tumefazioni lungo il decorso del tendine stesso.
La terapia in questi casi cronici consiste in:
- Laser
- Esercizi di Stretching
- Uso di plantari per correggere eventuali alterazioni posturali
- Tekarterapia
Terapia
Nei casi di rottura del tendine di Achille la terapia che dà garanzie di recupero è quella chirurgica.
Il tendine deve essere suturato, sia usando tecnica aperta o tecnica “chiusa”.
Dopo l’intervento si deve mantenere l’articolazione bloccata per circa 30 giorni. Tale immobilizzazione può essere effettuata con il gesso tradizionale o con tutori che hanno il vantaggio di poter essere aperti per permettere una areazione della pelle e una toiletta sia della ferita che della cute, sempre avendo l’accortezza di non muovere l’articolazione per non disturbare la cicatrizzazione della zona di tendine riparata.
Dopo l’intervento si deve iniziare la fase di Riabilitazione che non è mai rapida: occorrono mediamente 4 mesi per ottenere un recupero completo, anche dal punto di vista sportivo, dell’articolazione.
Utile in questa fase il movimento in acqua.
La seconda fase, dopo aver raggiunto una buona motilità articolare ed elasticità tendinea, prevede esercizi di rinforzo e propriocettività che sono essenziali per un ritorno alla normalità dal punto di vista funzionale.
La terza fase, nel caso degli sportivi, è quella del recupero del gesto atletico. In tale fase gli esercizi per la caviglia vengono inseriti esercizi in catena cioè che interessano varie articolazioni e vari gruppi muscolari in successione per restituire la funzionalità prevista per lo specifico sport.