CENTRO MEDICO DI FISIOKINESITERAPIA E RIABILITAZIONE A SIENA

 

 
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NEWPHYSIO

Quando racconta della Newphysio, Stefano Chini  (che non a caso ama viaggiare) si anima come chi parli di un viaggio avventuroso e bellissimo, in un mondo  professionale e umano che egli ha creato inseguendo un suo sogno,  “il sogno” –egli dice- “ di avere una cosa mia dove dare il massimo di me stesso, senza essere  limitato dai protocolli troppo rigidi, in vigore nei luoghi di cura istituzionali, un luogo in cui le mie idee sulla fisioterapia potessero esprimersi appieno in una pratica riabilitativa rivolta alla persona nella sua interezza, nella sua specifica soggettività psico-fisica e complessità esistenziale, e non solo al paziente astrattamente inteso come caso clinico”.  
Anche l’ambiente di lavoro diveniva allora importante: non più spazi spogli e arredi anonimi, malinconici, freddi, “ambulatoriali”,  ma colori tenui e cordiali, accoglienti, piante rigogliose, luce. Chi entra non sente ribadita, sottolineata, la propria condizione, più o meno grave che sia, di disabilità fisica, una condizione in cui la sofferenza del corpo è spesso accompagnata da sconforto, smarrimento, umor nero. I colori scelti da Stefano Chini per la Newphysio, le rasserenanti sfumature dell’azzurro, del verde per le pareti,  il color miele del legno del pavimento, vogliono invece essere i colori della speranza. La fisioterapia non è  infatti solo una tecnica riabilitativa per restituire la funzionalità meccanica di un corpo visibilmente vulnerato, ma cerca anche allo stesso tempo di aiutare a “guarirne” le ferite nascoste, i  traumi invisibili della psiche. Allora la fisioterapia diventa un complesso processo di reintegrazione nella vita, una sorta di rinascita.
Il logo, il marchio essenziale ma inconfondibile della Newphysio, l’omino stilizzato ideato e realizzato dalla Medianet Group di Siena, (che richiama nella posa un celebre disegno di Leonardo), nel suo esultante “aprirsi” delle braccia e delle gambe verso il mondo (un mondo riconquistato, che sembrava perduto, nel buio isolamento del trauma), per il dinamismo che sprigiona, diviene una vivida immagine di speranza e un emblema eloquente di  questa rinascita.  Il nome stesso di New-physio, in fondo, allude a questo possibile orizzonte di rinascita, in cui il rinnovamento fisico e psichico della persona matura proprio nel procedere lento e talvolta incerto di una riabilitazione globale, che insegna non solo a ricostruire la rete delicata di equilibri, coordinamento, mobilità, postura,  propriocezione,  giusto ritmo del respiro, che la malattia o il trauma hanno improvvisamente decostruito, alterato, danneggiato, ma anche ad  attraversare l’oscurità di una condizione critica, verso la luce.
In questo non facile attraversamento ci si può sentire molto soli e molto deboli, impoveriti di forze e di certezze, di dignità e di gioia di vivere, inermi, imprigionati in un corpo in certi momenti quasi estraneo, che, nella sua improvvisa indigenza, nel rivelarsi indicibilmente fragile, condiziona radicalmente il nostro essere nel mondo. La fisioterapia che voglia curare la persona deve conoscerne anche le inquietudini e le angosce, le frustrazioni e gli entusiasmi, le lacrime e i sorrisi, i sogni e gli incubi, il coraggio e le paure, non deve arroccarsi nelle proprie competenze tecniche, deve essere capace di accoglienza, di scambio, di apertura, di ascolto. Deve essere capace, dice Stefano Chini, “di trascendere gli schemi fisioterapici basati solo sul patologico, sul cartaceo”. Così, per lui, come per i suoi giovani e appassionati collaboratori (Barbara, Manuele, Francesca…), la cura non è l’ applicazione di una astratta metodologia, ma vive ed opera con successo solo quando l’incontro fra fisioterapista e paziente diviene accoglienza e ascolto:  “écouter, savoir évaluer, pratiquer” erano per il maestro di Stefano Chini, il francese Castaldi, le fasi indispensabili di una terapia che di volta in volta doveva adattarsi al paziente come persona, aprendosi all’ascolto, all’incontro, quando si articola nella pratica costantemente rinnovata di un dialogare fatto di attenzione e rispetto, di competenza e sensibilità, di  fiducia reciproca,  e della umana, fraterna condivisione di speranze, paure e progetti, nel tempo imprevedibile di un medesimo cammino. 

Gavina Cherchi
Gennaio 2009

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